La tessera del pane

 

La seconda guerra mondiale influì , ovviamente, su tutti gli aspetti della vita civile.

Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, i primi sintomi della crisi economica che stava invadendo il Paese, si avvisarono dalla scarsità di generi alimentari e dall'aumento dei prezzi, che portano alla costituzione della "carta annonaria". Mentre a livello internazionale cresceva la dipendenza economica dell'Italia dalla Germania, sul piano interno aumentavano le restrizioni ai consumi.

Già nel primo anno di guerra, si arrivò a razionare i generi alimentari di prima necessità: pane, farina, olio, sale venivano "tesserati", cioè distribuiti consegnando al negoziante un talloncino di una tessera assegnata ad ogni famiglia dagli uffici annonari dei comuni.

Si trattava di una tessera personale che definiva le quantità di merci e di generi alimentari razionati acquistabili in un determinato lasso di tempo. Anche le dosi acquistabili erano definite e uguali per tutti: la razione giornaliera di pane per persona a cui la tessera dava diritto era stata definita nel settembre del 1941 in 200 grammi e nel marzo del 1942 in 150 grammi.

 Dal 17 maggio 1941 i panettieri poterono produrre pane utilizzando l'aggiunta del 20% di patate.

Il 1º ottobre un'ordinanza lo razionò ancor più:

la razione giornaliera di pane per famiglia cui la tessera dava diritto fu di 200 grammi (o 170 gr. di farina di grano o 300 di farina di granoturco) e nel marzo 1942 di 150 grammi. Il 24 maggio 1942 fu fatto divieto di vendere il pane raffermo extra-tessera,

ma doveva essere ripartito tra la clientela che regolarmente esibiva la carta annonaria.

La tessera, nominativa, permetteva appunto, in date prestabilite di recarsi da un fornitore abituale per la prenotazione dapprima solo di generi alimentari,

poi, anche per il vestiario e altri generi.

Il negoziante staccava la cedola di prenotazione apponendo la propria firma e,

in una o due date prestabilite, si poteva prelevare la merce prenotata.

Le date di prenotazione e ritiro dei generi alimentari venivano annunciate tramite manifesti e trafiletti sui giornali che si susseguivano a ritmi paradossali. L'imperativo VINCERE, motto del fascismo, venne ben presto stampato sulle pagelle scolastiche, su lettere, cartoline e manifesti, ma tutta la popolazione italiana, iniziò a vivere anni di privazioni e sgomento.