Tagliapane

 

In un tranquillissimo pomeriggio di ottobre mentre te ne stai tranquillamente per i fatti tuoi a mirar e rimar quanto tutt’attorno ti avvolge, capita che ti imbatti casualmente in uno strano oggetto appeso al muro, sotto il portico del Convento dei Cappuccini a Fossombrone. Scatta la curiosità.

Avvicinarsi e scoprire che di tagliapane si tratta, è semplicemente, straordinariamente e sorprendentemente sensazionale.

Impossibile non immortalarla e non rientrare a casa attivando una veloce e rapida ricerca.

Immancabile attrezzo nella cucina di ogni famiglia fino a una quarantina di anni fa, oggi è del tutto dimenticato e abbandonato. 

E’ la tagliapane, o coltello da pane, utensile utilizzata per affettare il pane. 

E’ un tagliere formato da un robusto coltello fissato a snodo, alla sua estremità, sulla parte superiore di un piano di appoggio. Questo ha una bordatura rilevata e la forma panciuta in alto e ristretta e allungata in basso, dove è aperto sia per consentire di abbassare il coltello che viene azionato a leva, sia per lasciare uscire il pane tagliato.    

Alle volte, alla sommità del tagliere era inserito un gancio, per permettere di appendere l'oggetto alla parete.

La storia ci racconta spesso che un tempo il consumo di pane bianco era considerato un lusso per pochi.

Si consumava prevalentemente pane di segale, di ceci o di fave, che veniva cotto nel forno, generalmente inserito nella parete accanto al focolare.

Rispetto ad un comune coltello da cucina, la lama della taglia pane permetteva di produrre più forza quando si tagliava il pane duro e stantio.    

Le fette di pane venivano solitamente inzuppate nella minestra, in una scodella piena di caffé d'orzo o caffelatte, oppure insaporito in mezzo bicchiere di vino rosso, che costituivano la colazione e ma sovente anche la cena.