Sinagoga e forno ebraico ad Apecchio

 

La presenza in Apecchio di un quartiere ebraico, è stata rivenuta grazie ad un vicolo non percorribile, stretto poco più di trenta centimetri e lungo 28 metri, (uno dei più stretti d’Italia), quanto basta perché l’aria circoli attorno separando la sinagoga e le case degli ebrei, da quelle dei cristiani, questo per non incorrere nel pagamento di una tassa imposta dal Papa.

 

L’esistenza di un quartiere ebraico, è documentata dalla fine del XV secolo in certuni statuti che il conte Ubaldini dette al Castello di Apecchio nel 1492.

In essi vi è traccia di una piccola comunità ebraica, che visse ed operò in Apecchio dalla seconda metà del 1400 fino al 1631,

data in cui gli ebrei vennero trasferiti nei ghetti di Pesaro, Senigallia e Ancona, dopo che il ducato di Urbino fu devoluto alla Santa Sede.

La comunità ebraica apecchiese viveva in piccole e basse casette in cui abitavano circa una ventina di famiglie che si riunivano nella sinagoga per la preghiera, commerciavano stoffe, pellami e generi vari, praticavano l’usura che diveniva altra fonte di reddito.                                         

 Della presenza di tale comunità restano ad oggi diversi simboli:      il forno a volta bassa per la cottura del pane azzimo sul fianco dell’edificio che si affaccia su contrada Porta Nuova, il lato ovest della sinagoga, dove l’amministrazione comunale ha recentemente posto una lapide per ricordare l’antica presenza della comunità ebraica, il cortile interno per la celebrazione della festa delle Capanne (Sukkòt) e il vicolo degli ebrei, mentre le finestre,  un tempo altissime, sono state parzialmente tamponate.

Il forno e il pozzo erano due elementi sempre presenti in una sinagoga. Il pane azzimo doveva essere cotto nel forno della sinagoga, sotto lo sguardo attento e il controllo del rabbino per assicurare che non venissero impiegati cibi lievitati).

Il forno degli Ebrei era uguale a quello egizio, di piccole dimensioni perché la legge ne imponeva la distruzione nel caso vi cadesse sopra qualcosa di impuro. Il pane era sacro per gli Ebrei ed aveva un valore trascendente. Il pozzo invece forniva l’acqua impiegata per lavare le mani e per impastare il pane azzimo che la stessa comunità mangiava nei giorni della Pesach (Pasqua ebraica).

 

Dopo la posa della lapide a ricordo, l'amministrazione comunale ha voluto anche ripulire e ripristinare l'antico forno ebreo...guardate che meraviglia !