Sepolcro di Eurisace (o Panarium) -

Roma, Italia

 

Chi ha detto che solo papi, imperatori e condottieri possano vantare un famoso monumento funebre nelle strade di Roma?  Se vi capita di girovagare dalle parti di Porta Maggiore non potete non prestare attenzione all’insolita tomba di un fornaio. Grazie a questo piccolo capolavoro, un fornaio giace immortale nel cuore della città eterna!

Eurisace era un fornaio della Roma antica particolarmente importante.

Il sepolcro di Eurisace o Panarium, che i romani chiamano "la tomba del fornaio" è il monumento funebre di un fornaio romano appunto, Marco Virgilio Eurisace, e di sua moglie Atistia, risalente al I secolo a.C. e situato esternamente a Porta Maggiore, una delle porte nelle Mura aureliane di Roma,

di fronte all'inizio del quartiere di San Lorenzo, nel punto in cui convergevano otto degli undici acquedotti che portavano l'acqua alla città. 

 Verso la fine del I sec. a.C., visto che era proibito porre sepolcri entro le mura, Eurisace, di origine greca, era un liberto. Probabilmente, un liberto diventato ricco vendendo i suoi pani all’esercito, cioè appunto uno schiavo che col suo impegno era riuscito a scalare molte posizioni nella gerarchia sociale, fino a divenire non solo valente panettiere, ma anche appaltatore di pubbliche forniture ed "apparitore", cioè aiutante di un sacerdote o di un qualche eminente magistrato. Egli, infatti, sfruttando la norma che consentiva la liberazione (o meglio il riscatto per affrancazione) agli schiavi che svolgessero - a salario ridotto e senza limiti orari – il lavoro di panificatori, aveva organizzato, grazie alle loro fatiche, quella che oggi sarebbe definita una fiorente industria del pane. Mercante ricco e spaccone, rinomato fornaio e fornitore ufficiale dello stato, decise di costruire qui il suo particolarissimo monumento funebre, copia in marmo di travertino e tufo della Valle dell’Aniene, di un antico forno dell’epoca, in quanto ospita (in un'urna che riproduce il panarium, il canestrello che fungeva da porta pane romano) le sue ceneri appunto e quelle della sua consorte.  

Il sepolcro, di epoca repubblicana, alto più di 7 metri, riproduce un edificio a pianta trapezoidale, con le bocche del forno e i recipienti in cui veniva impastata la farina, con i bassorilievi della panificazione, dalla pesatura del grano alla molitura, alla setacciatura della farina, alla preparazione dell'impasto, alla pezzatura e infine all'infornata del pane per la cottura. Diverse fasi del ciclo del pane non molto cambiate nei secoli, rappresentate lungo tutto il fregio decorativo che scorre alla sommità del monumento. Databile intorno al 30 a.C., il sepolcro fu rinvenuto nel corso della demolizione, disposta nel 1838 da papa Gregorio XVI, delle torri difensive costruite da Onorio su Porta Maggiore a Roma, al fine di ripristinare l'antico assetto risalente all'epoca aureliana. 

Oggi la facciata principale, rivolta ad est, è completamente perduta: in essa era inserito il grande rilievo con i due coniugi, oggi conservato nei Musei Capitolini. Sugli altri tre lati del sepolcro è posta la stessa epigrafe

"Est hoc monimentumMarceiVergileiEurysacispistoris, redemptoris, apparet", cioè: "Questo sepolcro appartiene a Marco Virgilio Eurisace, fornaio, appaltatore, apparitore", da cui si comprende che il fornaio lavorava per lo Stato, al quale forniva i suoi prodotti, e che era pure un ufficiale subalterno (apparitore) di qualche personaggio di alto rango. 

Dal basso verso l'alto una zona con elementi cilindrici disposti verticalmente tra listelli, una fascia orizzontale dove è incisa l'iscrizione ; una zona liscia con lesene ed elementi cilindrici, cavi e con la faccia rivolta verso l'esterno, forse copia dei recipienti nei quali si impastava la farina.; un fregio figurato; una cornice a mensole. Nel podio della costruzione c'è una cavità per la deposizione delle ceneri. Nel bassorilievo operai in tunica, probabilmente schiavi, macinano il grano, impastano, cuociono e pesano pagnotte di medie dimensioni, sotto il vigile controllo di uomini togati che sembrano presiedere alle varie fasi della lavorazione. Nell’epitaffio Marco Virgilio Eurisace è definito "pistor et redemptor", ovvero fornaio ed appaltatore di mercati pubblici, ma se forniva lo stato sicuramente provvedeva alle focacce per l'esercito. E ciò convaliderebbe la tesi che individua nel lavoro dei pistores romani, durante l’Impero, modelli di aggregazioni corporative. Ad ulteriori conferme della professione di Eurisace, l'urna che conteneva le ceneri della moglie, ora conservata al Museo delle Terme, ha la forma di una madia da pane. I resti di Eurisace invece non sono ancora stati rinvenuti ma non è da escludere che anche essi siano stati inseriti in un panario che probabilmente si trova ancora nel sepolcro.