Pane per i lavoratori tedeschi

 

Significativo episodio dell’autunno del 1918, raccontato da  Elisaveta Drabkina nel suo libro Pan duro y negro, quando – informati delle terribili condizioni in cui si trovavano i lavoratori tedeschi – Lenin e i dirigenti bolscevichi decisero di intervenire.

 

“Quando si svilupparono gli avvenimenti in Germania, Lenin, non ancora ristabilito dalla ferita, viveva fuori dalla città. Il 1° ottobre inviò una nota a Sverdlov nella quale proponeva di convocare una sessione congiunta del CEC di tutta la Russia, il Soviet di Mosca e le organizzazioni operaie, al fine di adottare misure pratiche per aiutare il proletariato tedesco.

 

Ilic non ottenne il permesso di partecipare alla riunione, perché si prendevano cura rigorosamente della sua salute. Inviò una lettera nella quale esortava gli operai e i contadini a mettere in tensione tutte le forze per aiutare i lavoratori tedeschi, a raddoppiare gli sforzi per raccogliere grano e creare una riserva destinata ad aiutare gli operai tedeschi.

Il popolo, tormentato dalla guerra, dalla disorganizzazione, dalla fame, dall’intervento e dalle sollevazioni controrivoluzionarie, decise senza esitare di dividere il pane con il popolo tedesco.

 

- Il nostro dovere consiste nell’aiutare gli operai tedeschi, con il pezzo di pane che forse dovremo strappare al kulak con il fucile – disse in una riunione un operaio della fabbrica Dux.

- Divideremo con voi l’ultimo pezzo di pane, fratelli proletari tedeschi – dichiarò il Soviet di Pietrogrado.

 

Attraverso le campagne russe, coperte dalle prime nevi, si trascinavano i convogli dei contadini con sacchi di cereali.

Non mancarono naturalmente quelli che allora dicevano – Noi stessi siamo affamati. Non abbiamo pane da portare alla bocca e i bolscevichi mandano l’ultimo pane che ci resta ai tedeschi!

Ebbi occasione di ascoltare tali giudizi durante una riunione nella fabbrica Giraud. Ma in quel momento salì alla tribuna un’operaia anziana.

 

- Io, donne, parlo come madre. Anche se una madre soffre la fame darà da mangiare ai propri figli. E la nostra Russia è ora la madre di tutte le rivoluzioni! Forse che il popolo russo cesserà di preoccuparsi di tutta la sua famiglia per pensare solo alla sua pancia? -

 

Si formavano riserve di farina e di cereali. Il popolo raccoglieva pane nero di segale e lo seccava, trasformandolo in gallette.

Pane duro e nero! Lo traevano in piccole porzioni ai comitati distrettuali del partito e del Komsomol, ai sindacati e ai comitati di fabbrica.

Quello era il pane, il pane sacro che la Russia affamata inviava ai lavoratori di Germania.”

 

(Elisaveta Drabkina, Pan duro y negro, ed. in spagnolo, ed. Progress, Mosca, pp.230-233)