Il pane sulla tavola

 

Per servire pane, il Galateo dice che bisogna mettere in tavola, per ogni commensale, un piattino con una fetta di pane o, meglio ancora, un panino. Questo piatto dovrà poi essere tolto dalla tavola prima della frutta o del dolce.

Ma questo modo formale può non essere sempre idoneo o adatto a tutte le occasioni e circostanze.

Alle volte, seppur un pò a discapito della forma, risultano più efficaci, la praticità e la semplicità. Negli ultimi secoli, in tantissime famiglie si usanva conservare il pane nella madia o "mattra", per poi servirlo in tavola, ad esempio, assieme alla tagliapane, che pure faceva compagnia ai braccianti, nelle pause lavorative e di ristoro, in mezzo al lavoro e al sudore nei campi.

Appoggiato sul piano della madia o su un tagliere, il pane veniva tagliato con l’aiuto di un coltello a sega e poi servito a tavola avvolto in panni sempre ben puliti, dentro cestini di vimini.

Spesso vi era una sola varietà di pane: le famiglie più povere dovevano accontentarsi di um pane fatto con farina di ghianda, mentre le più fortunate potevano vantarsi di mangiare pane realizzato con farina di grano e cotto una volta a settimana.

Il pane a tavola, oggi come allora, si serve spesso e volentieri dentro dei cestini,

adagiato su un tovagliolo che si abbini ai toni e all’armonia della tavola, preparata e apparecchiata secondo l’occasione.

Dunque pane assortito, focacce, grissini...completano la nostra tavola...buona.

Un bel modo per fare subito colpo sugli ospiti potrebbe risultare servire il cestino di pane bello pieno ed assortito, posizionandolo in un punto centrale, così che domini la scena divenendo un vero e proprio centrotavola, che sprigiona armonia con il suo profumo e le sue forme. Il gesto di doverlo passare e quello di riceverlo, darà i suoi frutti!