Nel segno del pane...

 

Passeggiando per le vie del centro della mia amata Fossombrone, avvolta nella calda e suggestiva atmosfera che sempre riesce a creare il Natale, tra addobbi, luminarie e dolci nenie, senza aspettativa alcuna, decido di entrare all’interno del chiostro di S. Agostino per visitare la posa in opera di un presepe. Ammiro e contemplo la scena della Natività, ma subito sono attratto e la mia attenzione è catturata dalla scena rappresentata a fianco: una bottega, o forse un comune ambiente domestico, in cui si impasta e cuoce pane.

Una donna, a fianco di setaccio e farina, foggia e dà forma ai filoni, un’altra figura inforna pane, sull’entrata si intravede un terzo personaggio con in spalla un sacco, presumibilmente di farina o altro cereale e sullo sfondo diverse pezzature di pane bello dorato, già cotte e sfornate. Mi ha fatto davvero enorme piacere trovare rappresentata

l’arte bianca della panificazione proprio a fianco della Natività, quasi a volerne sottolineare un particolare e una simbologia forte, allo stesso tempo semplice, spesso ignorata, omessa o dimenticata, che viene da lontano e che mi ha riportato, almeno con il pensiero, alla "Casa del Pane"... Betlemme.

Luogo in cui la tradizione cristiana identifica la città natale di Gesù di Nazareth, benché non tutti gli studi storici concordino.

La riproduzione di questa scena della panificazione,

mi ha riportato nelle piazze e negli angoli delle strade di Betlemme in cui ancora oggi il profumo del pane si fa quotidiano: i Simit, pani al sesamo dalla forma di una ciambella ovale allungata, esposti in ceste appoggiate su carretti di legno, venduti nei mercati della città.  

 

Luca Zanchetti

Chef Ricercatore