Mangiatoia,

madia portatile

 

 

Nei primi 20 versetti del capitolo 2 del Vangelo di Luca proclamato ogni

1° gennaio nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, l’ immagine della mangiatoia ricorre per ben tre volte (vv.7 - 12 - 16) segno evidente che essa riveste una certa importanza. La mangiatoia richiama abitualmente quella degli animali e noi ovviamente la immaginiamo situata in maniera fissa in una stalla, magari in muratura, in maniera da poterci legare gli animali. La parola greca “phàtnè” usata dall’ evangelista Luca richiama però qualcosa di mobile, di portatile. Si tratta infatti di una gerla, di una cesta o di una madia portatile, di una sporta o di una bisaccia per contenere gli alimenti.

Chi si metteva in viaggio aveva una bisaccia duplice da porre sulla cavalcatura: una, trascurata, pendeva da una parte della cavalcatura ed era usata per contenere gli strumenti più o meno sudici, necessari al lavoro quotidiano della terra. La seconda, invece, sempre tenuta pulita con molta cura, era posta dall’ altra parte della cavalcatura e in essa si potevano i viveri, soprattutto il pane. Qui sta la novità verso la quale vengono indirizzati i pastori: il segno dato ad essi è un Bambino che giace in una madia portatile, in una cesta utilizzata per conservare i viveri e perciò giace come un pane messo da parte per essere spezzato. Gesù nasce come pane per gli uomini, cibo di Dio per la fame dell’uomo: nasce a Betlemme, che significa “casa del pane”, nasce come pane fragrante, disposto e pronto per essere consumato e diventare così nutrimento per la vita degli uomini. La mangiatoia è il luogo in cui gli animali trovano il loro nutrimento, ora, però, giace in quella mangiatoia Colui che ha indicato se stesso come il vero pane disceso dal cielo - come il vero nutrimento di cui l’uomo ha bisogno per il suo essere persona umana. È il nutrimento che dona all’ uomo la vita vera, quella eterna.

Ben si spiega dunque perché nel presepe quasi mai manca la figura del panettiere o della massaia che impasta pane… Interessante la figura del panettiere, che porta al Bambino il frutto del proprio lavoro appena sfornato. Nella Scrittura il pane è associato spesso alla fatica e alla finitezza della natura umana: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra,perché da essa sei stato tratto:polvere tu sei e in polvere tornerai!” (Gen 3,19). Altre volte il pane è simbolo della Parola di Dio, il cibo che il Signore dona al popolo d’Israele nel deserto, per metterlo alla prova: “Allora il Signore disse a Mosè: Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o no” (Es 16,4). Ma qual è il vero pane che permette all’ uomo di sopravvivere? Gesù Cristo ce lo ricorda in questa notte: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51).

Se guardiamo a noi stessi, alla nostra natura, questo pane rimarrà sempre e solo un cibo materiale, destinato prima o poi a finire (Gesù gli rispose: Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, Lc 4,4).

 

Lo sa bene il panettiere mentre si incammina verso il Bambino.

E prega, prega intensamente perché il vero pane possa saziarlo per sempre.

E’ il corpo stesso di Cristo! (Allora gli dissero: Signore, dacci sempre questo pane, Gv 6,48).