La spianatoia

 

È forse lo strumento piu’ caratteristico e piu adatto per la lavorazione del pane e, a mio avviso, il più poetico.

Possiamo trovare tracce di paste alimentari già tra gli Etruschi, Arabi, Greci e Romani. Chiara la testimonianza per gli Etruschi fatta a Cerveteri dalla tomba della Grotta Bella, risalente al IV secolo a.C., dove alcuni rilievi sono a raffigurare degli strumenti ancora oggi in uso per la produzione casalinga del pane, come spianatoia, una larga tavola di legno senza nodi, avvallamenti o rigature. Numerose sono le scritture di quel tempo che raccontano storie quotidiane di donne che lavoravano e tiravano, sopra spianatoie, paste a base di acqua e farina. Una spianatoia in legno consente una lavorazione buona del pane.

 

Un tempo, anche non troppo lontano, si impastava proprio lì il pane, mettendo a fontana farina, sale, acqua e il famoso riporto dell’impasto del giorno precedente (una specie di lievito biga). Il piano di lavoro in legno aiutava, e ancora oggi aiuta, la lavorazione del pane per via della sua superficie che fornisce una temperatura “calda” rispetto agli altri piani che oggi vengono impiegati in cucina ( acciaio, marmo , ecc …). Oggi la spianatoia non è più molto usata, ma è molto ricercata, sia dalle casalinghe che dai professionisti del mestiere, forse per riscoprire il valore della tradizione e riportare alla luce un segno caratteristico, distintivo e di riconoscimento del proprio mestiere. Presente fino a qualche decennio fa in tantissime casa dove era abitudine quotidiana fare il pane e impasti vari , oggi è invece un pò dimenticata e quasi bandita dalla legge nei locali pubblici a causa di strane norme legislative.

 

Una spianatoia ampia consente di non avere problemi con gli impasti durante la lavorazione. Potrebbe essere anche dotata di un leggero bordo per fissarla meglio al tavolo e un altro per non far mai uscire la farina, diventa un vero e proprio banco di lavoro mobile, pronto da appoggiare dove lo si desidera. La spianatoia era anche il luogo dove spesso si faceva lievitare la pagnotta di pane, coprendola con un canovaccio umido per non permettere all’ impasto di formare croste. Sempre sulla spianatoia l’impasto veniva spezzato e lavorato di nuovo per rompere la prima lievitazione e formare le pagnotte (o file di pane) che subivano, ancora coperte, la seconda ed ultima lievitazione per essere poi infornate per la cottura nel forno a legna, presente in tantissime case europee e non solo. Le diverse e varie tipologie di legno, impiegate per la realizzazione delle spianatoie, contribuiscono a dare una propria personalità agli impasti che su di esse vengono improntati e variano notevolmente, dal faggio all’ acero, dalla noce alla quercia, ognuna con le sue caratteristiche.

 

Il mio consiglio è di farsela fare da un falegname di fiducia, del legno e della misura che desiderate, tenendo in considerazione che è meglio una spianatoia in legno, priva di nodi, a tavola unica ben stagionata. D’ obbligo anche una buona pulizia non appena si finisce il lavoro. E’ raccomandabile bagnare con acqua la spianatoia il meno possibile e mai con detersivi o detergenti vari. E’ bene non tagliarci mai niente per non rovinare il suo piano, privilegiando le spatole in plastica. Se con il tempo dovesse rovinarsi, è possibile farla levigare dal vostro falegname di fiducia.