La falce … per la mietitura dei cereali

 

Salvo nell’ultimo secolo, l’uomo falciava interamente a mano i campi di cereali che lui stesso aveva seminato e coltivato. Cereali che, successivamente macinati, producevano farina, impiegata anche nella lavorazione del pane.

La falce è uno strumento usato dagli uomini fin da tempi antichi e lontani: già prima della coltivazione dei cereali l’uomo era alla ricerca di essi nelle sterpaglie o campi dove nascevano in modo spontaneo.

I primi rinvenimenti di pale a falce in Mesopotamia risalgono al periodo epipaleolitico (18000-8000 a.C.): di varie forme, dalla lunghezza di 2 cm circa con un bordo frastagliato, fatte di selce, rettilineo e utilizzato in più di un movimento di taglio.

Le falci più antiche sono in realtà dei coltelli messori (vale a dire usati per mietere). Il loro uso è testimoniato dal sickle gloss, la caratteristica lucentezza prodotta sul taglio della lama dallo sfregamento dei granelli di silice contenuti nello stelo dei cereali.

I coltelli messori dritti o leggermente ricurvi, senza soluzione di continuità tra manico e corpo, compaiono per la prima volta in Palestina, in Egitto, in Mesopotamia e nei Balcani.
La falce messoria a lama ricurva e impugnatura distinta è attestata in Mesopotamia fin dal V millennio a.C. e in Egitto dalla I dinastia (circa 3000 a.C.). In Egitto, un paese tecnologicamente poco innovatore, questo strumento rimarrà più o meno inalterato nel corso del tempo: supporto in legno e lama formata da diversi elementi in selce incastrati nella scanalatura e fissati con mastice. Nell'Europa del Neolitico e dell'età del Rame predominano i coltelli messori con lama formata da un solo elemento in selce incastrati nella scanalatura e fissati con mastice.

La falce è stata poi perfezionata nella manualità, fino ad arrivare al periodo del Bronzo in cui le falci avevano un loro manico. La testimonianza di ritrovamenti di stampi in pietra arenaria, fa intuire la forma delle falci dal dorso ispessito di rinforzo sul margine esterno fatte con bronzo fuso.

La mietitura a mano era un lavoro duro, nelle calde giornate di giugno e luglio,

i braccianti stavano chinati sui campi, con una mano si teneva il mannello di steli di grano e con la falce lo si tagliava a circa 20 centimetri da terra.

I mietitori lascivano il grano mietuto in piccoli mannelli che i ragazzi portavano ad un uomo, il quale li poneva sullla pressa, che permetteva di stringere forte il covone del grano prima di legarlo con il filo di ferro.

Per rendere il lavoro meno pesante si formavano dei gruppi di persone che si scambiavano vicendevolmente le giornate di lavoro, così da riuscire in poco tempo a "segare" i cereali di uno per passare il giorno dopo ai cereali dell’ altro, e così via. Forse è proprio da qui che la falce è stata spesso accostata alla morte terrena, per via del netto taglio che faceva ai frutti della terra per mano dell’uomo.

Per la buona riuscita del lavoro, questi attrezzi, venivano costantemente affilati con la "pietra" che ogni bracciante teneva sempre a bagno in un recipiente chiamato “coccioro”. E quando il filo dalla lama era troppo usurato, nei momenti di riposo c'era sempre qualcuno addetto a "martellare le falci", usando un incudine apposito dotato di una stretta becca e un piede appuntito che si piantava nel terreno. Con un martello non troppo pesante si ricostruiva il filo agli attrezzi schiacciando il metallo delle lame. Operazione delicata che richiedeva maestria. Falci antiche sono state ritrovate anche negli stati dell’America Meridionale, America Latina, Africa e Asia Orientale.    

In Europa le falci si sono sviluppate sia con lama seghettata, sia a lama liscia. Oggi sembra che grazie alla cultura agricola, specialmente nella zona meridionale, l’ Italia è la prima al mondo nella produzione di falce di qualità.

 

In Italia esistono due famiglie di falci a manico corto: la falce liscia o fienaia utilizzata e presente ancora oggi in tantissime abitazioni della campagna italiana, e la falce dentata o dentellata che è da considerare il tipo arcaico,

il cui uso persiste soltanto nel Mezzogiorno e nelle isole del Mar Tirreno.