Il pane dei Nativi d'America

 

Un racconto che arriva da un luogo lontano, lontano nel tempo e nello spazio.

E’ la storia di un pane che veniva preparato dalle tribù native delle grandi praterie del Nord America, chiamato Pane Ruota o Fry Bread, per la sua forma.

Il cerchio infatti era considerato infatti una forma sacra, simbolo di qualcosa di potente, come il sole, la luna, la terra e il suo moto,

il ciclo della vita e delle stagioni. 

Gli indiani americani situati in riserve, navigando spesso in cattive acque, impararono a fare il pane preparandolo con farina di radici, linfa dolce ricavata dagli alberi, lievito, frutta essiccata e spezie, cuocendolo poi all’aperto su un bastone. Quando, a metà del 1800, il governo statunitense promise di fornire a

tutti i popoli nativi del suo stesso stato,

le materie prime alimentari di base per sostituire gli alimenti che non erano più a loro disposizione come in passato, per gli americani di origine europea, il prodotto di base era il frumento e la farina ricavata di questo cereale, che divenne quindi un punto fermo anche per il popolo americano, la cui dieta per migliaia di anni si era servita solamente di mais, che macinato si utilizzava nella produzione alimentare giornaliera. I nativi non conoscevano il frumento prima dell'avvento dei coloni, solo più tardi, farina di grano e nuovi aromi sostituirono quegli ingredienti che odoravano di resina e di licheni.

Andando a sostituire in parte la materia prima dei nativi americani, si sono rivisitate e create diverse ricette, ancora oggi presenti. Tra le più popolari, oggi la più radicata all’interno della cultura americana, è quella del pane fritto. Numerose e variegate sono le ricette e le tecniche di lavorazione di questo pane, ma il risultato è sempre lo stesso: un impasto di farina e latte (i nativi non facevano uso di questo alimento poiché non allevavano animali produttori di latte, la ricetta originaria prevedeva l'uso di certe radici essiccate e tritate che ad oggi non sono reperibili, pertanto si è reso necessario questo riadattamento) poi fatto lievitare, dalla forma cilindrica, lo spessore di un centimetro circa, fritto in olio fino a doratura perfetta su entrambi i lati. 

Questo tipo di pane fritto viene servito caldo, dopo averlo accuratamente fatto asciugare dall’olio in eccesso, al centro tavola, neutro oppure spolverato di polvere di cannella o zucchero. A volte questo pane è condito con fagioli, salse, formaggi per fare Tacos indiano e Navajo, o anche in accompagnamento a piatti di carne: spezzatini gustosi e aromatizzati vengono infatti adagiati proprio sul disco di pane fritto e serviti caldi.

“Le tribù dei nativi americani hanno una tradizione culinaria ricca e variegata, basata su ingredienti locali, ma il fry bread ha un’altra storia. Le sue origini seguono di poco la costituzione delle “riserve indiane”, quando le donne delle tribù avevano a disposizione solo le scarse razioni di olio, farina e latte in polvere che il governo passava loro.

Nei difficili decenni seguenti, la ricetta si diffuse in tutte le tribù, fino a diventare simbolo dell’unità e dell’identità di un popolo.

Oggi è una presenza costante delle loro feste e ai raduni, benché la ricetta differisca da cucina a cucina, così come i condimenti. Quella proposta è una versione molto diffusa, e include alcuni ingredienti come latte e burro, oggi facilmente reperibili, ma che un tempo sarebbe stato impossibile trovare”

 

(dal libro “Buon Appetito America!” di Laurel Evans)