Il pane: "cibo sacro" tra superstizione, fede e leggenda.

 

Quella del pane è una storia secolare, ricca di sapienza, di poesia, d'arte e di fede. Abbraccia l'intera evoluzione del genere umano: dal giorno ormai lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino ad oggi, a quando miliardi di persone soffrono ancora la fame e sognano il pane, mentre altri lo violentano, lo consumano e lo sprecano nell'abbondanza.

Da sempre quindi, il pane è stato ed è il sigillo della cultura, spesso al centro di dispute sanguinose e interminabili: guerre per procacciarsi il cibo, ma anche lunghe controversie sul pane – lievitato oppure azzimo – da usare per la comunione durante il rito eucaristico.

Il pane lo si ritrova, nelle sue mille varietà, anche in molte opere d'arte, dall'antico Egitto alla pop art. Il pane dunque simbolo culturale, religioso, segno patrimoniale e culturale di tutto il mondo, delle molteplicità dei diversi popoli che abitano la terra, ognuno con il proprio credo, la propria usanza e tradizione.                            

I canadesi benedicono sempre il pane prima di infornarlo; mentre gli ebrei gettano una pallina di pasta di pane nel forno, prima di cuocerlo, per offrire il primo pezzo a Dio. In Russia si fanno gli auguri con il pane perché chi mangia pane da qualcuno è in debito con lui e non lo deve tradire mai; mentre in Polonia, la sposa, finita la messa, dona agli invitati delle bambole di pane con all'interno una moneta come augurio. 

In Calabria c' è la tradizione dei "panpepati", pani modellati a mano con cui si fanno oggettini per pellegrinaggi o ex voto, o anche figure per il presepe fatte di mollica colorata.

I contadini, soprattutto in epoche passate, erano soliti recitare preghiere e impartire benedizioni al campo di grano per favorire l’ abbondanza di raccolto durante la mietitura.

In molte regioni italiane per Pasqua si preparano delle grosse trecce di pane a forma di ciambella, al cui interno viene sistemato un uovo sodo colorato in segno di fertilità. In commercio i tipi di pane sono davvero molteplici ed infiniti, diversi per regione o stato, tutti nati dalla fantasia umana mescolando solo farina, acqua, lievito e talvolta qualche ingrediente aggiuntivo.

Da sempre il pane ha ricevuto molte attenzioni sia per la sua importanza alimentare, che per il suo valore simbolico. I nostri anziani ci hanno insegnato a non buttarlo mai, dando così vita anche a pietanze a base di pane riciclato. Buttarlo significava non avere rispetto del cibo quotidiano più importante che l’uomo aveva, quasi un sacrilegio, data l’ importanza che ricopre all’interno di qualche fede religiosa.

Il pane è stato da sempre l'elemento principale dell'alimentazione campagnola. Un rito importante, perché il pane non doveva mai mancare ed anzi, molto spesso, era l'unica alimentazione; era mangiato condito, abbrustolito, bagnato nel vino. Sulla tavola Il pane qualche volta mancava e spesso i contadini si sono accontentati del pane di ghianda.

Da questa importanza che il pane ricopriva nell'alimentazione di un tempo, derivava l'obbligo, di baciare il pane quando cadeva in terra, di raccogliere le briciole, di non "giocarci", sbriciolandolo con la forchetta. Il pane, primo alimento che non dovrebbe mai mancare sulla tavola di ognuno di noi, rappresenta anche il Corpo di Cristo. Si dovrebbe evitare di gettarlo, ma abituarci a riutilizzarlo in altri modi. Si bacia come a chiedere perdono a Dio per quel che ne facciamo, cioè buttarlo.  A parte il discorso religioso(validissimo) il pane è anche simbolo del sudore e del lavoro dell'uomo e, in quanto tale, è degno del più profondo rispetto.

Se il pane veniva posto a rovescio sulla tavola, veniva subito girato e contemporaneamente veniva ripreso a voce alta colui che aveva compiuto tale gesto, considerato un segno che portava “male”, carestia all’interno della famiglia oppure preludio di una malattia del capofamiglia.

I cristiani invocavano S. Brigida per farsi perdonare di aver messo la croce segnata sul pane n modo capovolto. La tavola, in antichità, (ma ancora oggi) rappresentava il momento in cui la famiglia si riuniva, dove ci si riposava dopo una giornata nei campi. Doveva essere tutto perfetto, quindi niente andava messo "al contrario", soprattutto il pane, che per molto tempo è stato il cibo fondamentale (e spesso anche l'unico) della tavola.

Il pane capovolto a tavola è oggi considerato, soprattutto dai più anziani, un atto di maleducazione, un gesto che può “portare male”.

Per capirne il significato è necessario risalire all’inizio del XV secolo.

In quel tempo il re di Francia, Carlo VII, aveva sancito una tassa in natura a favore del boia. Il pane destinato dai panettieri a questo personaggio non piacevole veniva posto sul bancone rovesciato, al fine di renderne ben evidente la destinazione.

Se a tavola veniva servita una pagnotta di pane bucata, era presagio di morte. Una leggenda cristiana narra che il pane fatto o mangiato il giorno di Natale abbia la forza di non raffermare mai, e che i suoi avanzi siano utili per curare i malanni della fredda stagione.

Anche la massaia cristiana affidava il suo lavoro alla fede sperando di essere ricambiata con una benedizione dal cielo e faceva il segno di croce prima di iniziare l'impasto.

Mentre un’altra leggenda tramanda che per non rovinare l’impasto del pane, le donne non potessero impastare il pane durante il loro ciclo mestruale.

Se lo facevano, il pane poteva subire una eccessiva e rapida lievitazione che non favoriva poi la giusta cottura. Tradizione abruzzese viva ancora oggi è il viatico: durante il funerale la famiglia del defunto fa distribuire a tutti i presenti dei filoncini di pane. Questo gesto, dalle origini molto antiche, viene considerato segno di ringraziamento della famiglia del defunto nei confronti di chi ha partecipato al funerale e come scambio di cortesia: poiché per partecipare al rito delle esequie un tempo si  perdeva una giornata lavorativa nei campi.

Ma i cristiani sul pane hanno ricamato molte altre leggende e abitudini.

Spesso il pane riproduce la croce, simbolo dei cristiani, incisa sulle pagnotte da secoli. Il taglio sulla pelle del pane, prima della cottura, permette uno sviluppo maggiore della massa con la forza della lievitazione e una cottura migliore poiché permette al calore di giungere al cuore della pagnotta. Le incisioni sono un’usanza molto antica del procedimento di fabbricazione del pane: i greci segnavano il pane con incisioni diverse, invocando l'aiuto della loro dea Demetra sono stati i primi maestri a perfezionare il pane, che producevano in 70 specie, di notte dando al popolo un pane fresco tutte le mattine. Questa tradizione di incidere in modo personalizzato con dei ferri era in uso anche in epoca romana, quindi dai pani fatti a Roma, si poteva risalire al fornaio artigiano attraverso il simbolo riportato sul pane.

Il segno della croce sul pane si diffonde sempre più dopo la caduta dell’Impero Romano quando i riti pagani vengono inglobati, trasformati in culti cristiani. Numerosi cristiani come rito di buon auspicio per una buona lievitazione e cottura, ma anche come benedizione di Dio, dopo aver formato le pagnotte di pane, andavano a incidere sul pane la croce con una lama ben affilata prima di cuocerlo nei forni comunali.

Un rito che ancora oggi molti fornai cristiani usano fare, la croce sul pane è considerata un buon augurio per il pane, per chi lo riceve e per chi lo incide.

Il pane, secondo la legge ebraica, non doveva essere mai tagliato,

ma spezzato. 

Il taglio richiama, infatti, un'idea di violenza che non poteva essere ammessa per un alimento dal così ricco significato. 

Da sempre la tavola è luogo di festa e di incontro, la cucina un mondo in cui si intrecciano natura e cultura. 

 

Pane dunque non solo come nutrimento, ma anche alimento di cui “aver cura”.